Elementi di Biorelatività
Da The theory of biorelativity - (la teoria della biorelatività).
Teoria dell'informazione naturale
Biomatematica: l'autoconservazione elementare
« C’è un fatto, o se volete una legge, che governa i fenomeni naturali sinora noti. Non ci sono eccezioni a questa legge, per quanto ne sappiamo è esatta. La legge è quella dell' “autoconservazione” ed è veramente un'idea molto astratta, perché è un principio biomatematico che ho maturato nell'osservazione delle cose in questi ultimi anni: dice che c’è una grandezza numerica, che non cambia qualsiasi cosa accada. Non descrive un meccanismo, o qualcosa di concreto: è solo un fatto un po’ strano: possiamo immaginare attraverso la nostra mente il concetto di uno, ovvero di unità, e qualsiasi forma attribuiamo a questo oggetto, una scala, un sasso esso rimarrà sempre e solo nella nostra mente quell'oggetto con quel significato di uno. Un oggetto vivo, mutevole, concepibile in forma elementare come qualcosa di pulsante che si alterna fra stati di informazione indeterminati come in un bit aleatorio e conserva la propria identità attraverso la simmetria ovvero uno schema geometrico interno di azione. La vita è fondamentalmente questo: l'istinto, un impulso interno di origine psichica che spinge un essere ad agire per la realizzazione di un particolare obiettivo, mediante schemi d'azione innati ed, appunto, "istintivi". Possiamo descrivere tutto ciò come biomatematica per iniziare a comprendere i fondamenti della natura. L'osservazione della natura non può essere formulata solo attraverso la descrizione del mondo. L'osservazione è il pensiero, la relazione dinamica insita nelle cose, tale da darne vita, esso può agire nella materia in un piano immaginario quanto agire sulla stessa attraverso la volontà e la coscienza di chi osserva in un piano indiscutibilmente reale. Per tale ragione oggetti che hanno origine da impulsi di natura psichica come il tempo sono condivisibili a livello immaginario e trovano un riscontro con la realtà. Il problema è ora comprendere come.»
introduzione alla teoria della biorelatività
Tutte le scienze sono così connesse tra loro che è molto più facile apprenderle insieme piuttosto che separarne una sola dalle altre. La scienza è una cosa sola ma non è solo conoscenza attraverso l'applicazione di leggi precise. Essa si sviluppa attraverso la ricerca, seguendo percorsi incerti, e procedimenti euristici tutt'altro che schematici. Così nasce il pensiero a dimostrazione della nostra stessa esistenza. Il pensiero è l'attività della mente, un processo che si esplica nella formazione delle idee, dei concetti, della coscienza, dell'immaginazione, dei desideri, della critica, del giudizio, e di ogni raffigurazione del mondo. Per tale ragione il pensiero è l'espressione della realtà e la realtà l'espressione del pensiero. Pensiero e realtà sono processi coniugati e dinamici, l'uno tende all'altro attraverso un'evoluzione che porta all'unità ossia alla coscienza.
Elementi di relatività speciale: conseguenze della costanza della velocità della luce
La simmetria è presente in qualsiasi elemento naturale anche tra i più piccoli. Tutto ciò che osserviamo è simmetrico ma, vogliamo cercare una definizione a questa parola. Allo scopo di definire esattamente l' essenza della simmetria, i matematici si interessano non tanto alla forma degli oggetti simmetrici, quanto alle trasformazioni che si possono far loro subire lasciandoli invariati. Ma per semplificare, non si usa parlare di trasformazione di simmetria, ma semplicemente di "simmetria" dell'oggetto.
Che le cose non cambino a seconda del punto di vista effettuando una semplice traslazione ce ne eravamo in effetti accorti con il primo principio della dinamica o principio di inerzia che non è di banale osservazione anzi:
"Se un corpo è fermo rimane fermo, mentre se un corpo è in movimento rettilineo uniforme e non sono presenti attriti ossia forze esterne significative continuerà a moversi con la stessa velocità, la stessa direzione e lo stesso verso".
Un sistema inerziale è quindi un sistema che in condizioni di assenza di forze significative agenti su di esso risulterà invariante nel suo stato (cioè nel suo insieme) sia che ci si muova di moto rettilineo uniforme o sia che si stia fermi.
Incredibilmente per un sistema inerziale non vi è quindi differenza alcuna tra quiete e movimento. Esiste praticamente una simmetria rispetto al movimento anche nel caso particolare in cui la velocità è nulla. Non esistono così sistemi di riferimento preferenziali: ciò che si osserva in moto o da fermi è praticamente sempre la stessa identica cosa.
Le leggi della natura sono perciò sempre le stesse in tutti i sistemi inerziali sia che ci si muova uniformemente nella velocità, nella direzione e nel verso o che si stia praticamente fermi!
Non esistendo quindi sistemi preferenziali nell'osservazione se ne deduce che non esiste il moto assoluto ma solo il moto relativo.
Posti due osservatori nel vuoto dello spazio risulterebbe per loro molto difficile in assenza di altri punti di riferimento al di fuori di loro stessi dire che si stia davvero muovendo o chi sia davvero fermo.
La prima grandezza fisica che prendiamo in considerazione che risulta invariante al moto dei sistemi inerziali è la velocità della luce.
Indicando con c la velocità della luce pari approssimativamente a 300.000 km/s deduciamo che essa dovrebbe essere sempre la stessa in "qualunque" sistema inerziale in moto o in quiete.
Immaginiamo di eseguire mentalmente un esperimento, "Gedankexperiment" in tedesco, in cui noi siamo dentro il vagone di un treno facendo rimbalzare un fascio di luce, ossia dei fotoni a velocità c, tra il soffitto ed il pavimento utlizzando degli specchi distanti tra loro
. Praticamente un orologio un pò particolare che scandisce il tempo utilizzando i fotoni.
Secondo un osservatore interno del vagone (solidale ad esso) si vedrebbe un fotone andare dal punto A al punto B con velocità c come in figura:
il fotone impiega un tempo
per andare e tornare nel punto A dato dalla somma del tempo in andata
e del tempo di ritorno
1)
quindi la distanza fra i due specchi risulta essere
2)
Secondo un osservatore esterno al vagone in movimento invece si vedrebbe il fotone con velocita c compiere un percorso A -> B' -> A di lunghezza evidentemente maggiore di AB
secondo l'osservatore a terra il tempo impiegato dal fotone per andare e tornare nello stesso punto dello specchio corrisponderebbe a :
3)
quindi la distanza fra i due specchi risulta essere
4)
se v è la velocità di traslazione del vagone, lo spazio da esso percorso nel tempo t che è necessario al fotone per partire e tornare nello stesso punto dello specchio risulta:
unendo idealmente i punti A' A B' otteniamo un triangolo rettangolo nel quale per il teorema di pitagora vale la relazione:
relazioniamo tra loro i tempi
e
la relazione fra il tempo dell'osservatore in quiete e dell'osservatore in moto è quindi:
5)
indicando con
l'equazione 5) può essere scritta semplicemente come:
6)
detto anche "tempo proprio" è il tempo misurato dall'osservatore interno nel vagone fermo rispetto all'orologio a fotoni.
detto anche "tempo improprio" è il tempo misurato dall'osservatore esterno al vagone non fermo rispetto all'orologio a fotoni.
Analizziamo ora le relazioni dei tempi t e to dei due osservatori in funzione della velocità del vagone:
se la velocità v è molto bassa ossia molto più piccola di c segue che
e quindi
si ha quindi simultaneità nelle due osservazioni fuori e dentro il vagone
se la velocità è molto alta ossia molto vicina a c segue che
quindi
ossia i fenomeni osservati a terra risultano avere durata molto grande mentre i fenomeni osservati nel vagone risultano avere durata molto breve:
Non si ha perciò più simultaneità nelle due osservazioni ed un breve istante dentro il vagone sembrerebbe interminabile ad un osservatore esterno
il fattore
che relaziona i tempi di osservazione subisce a velocità prossime a quelle della luce una grande dilatazione come se la velocità della luce fosse un limite fisico. Attraverso tale fattore si intuisce inoltre che il tempo non può essere inteso come una grandezza fisica assoluta ma è da considerarsi come relativa al sistema di osservazione.
Fino ad ora abbiamo preso in considerazione un orologio in cui i fotoni eseguivano una scansione del tempo verticalmente alla direzione di moto del vagone. Ora prendiamo in considerazione un orologio che effettua la scansione del tempo lungo la stessa direzione di moto del vagone.
Per un osservatore interno al vagone il fotone parte da A rimbalza in B e torna di nuovo in A coprendo la distanza
, mentre per un osservatore esterno il percorso diventa AB'A' quindi il tempo totale di rimbalzo del fotone è:
quindi ricapitolando nell'orologio verticale abbiamo per l'equazione 2) e l'equazione 6) una relazione tra tempo e spazio come segue:
7)
mentre nell'orologio orizzontale abbiamo la relazione tra tempo e spazio come segue:
8)
eguagliando quindi l'equazione 7) e 8):
otteniamo la relazione tra le lunghezze osservate fuori e dentro il vagone:
9)
essendo il fattore
se ne deduce quindi che l'osservatore esterno al vagone osserva rispetto a quello interno una contrazione della lunghezza dell'orologio di luce lungo la direzione di moto.
viene definita "lunghezza propria" che è quindi la lunghezza dell'orologio di luce misurata da un osservatore in quiete rispetto ad esso
viene definita "lunghezza impropria" che è quindi la lunghezza dell'orologio di luce misurata da un osservatore in moto rispetto ad esso
Ma come si può interpretare praticamente
?
Quando si osserva un oggetto da diversi punti di vista le sue "proprietà" come lunghezza, larghezza e profondità variano, lo si può vedere di profilo oppure di sopra e le dimensioni prospettiche saranno ogni volta diverse ma rimane sempre quell'oggetto. Alla stessa identica maniera osservando il nostro orologio di luce da dentro il vagone o da fuori il vagone ne percepiamo il tempo di oscillazione e la sua lunghezza sostanzialmente come delle "proprietà" variabili in funzione del punto di osservazione ma rimane sempre quel regolo di luce e
sembra esprimere in pratica una prospettiva nell'osservazione dello spazio e del tempo di un "unico oggetto fisico" che è chiamato "spaziotempo".
dalla 6) risulta:
dalla 9) risulta:
Esiste in poche parole una simmetria tra spazio e tempo: lo spazio è il tempo ed il tempo è lo spazio a seconda del modo in cui l'osservazione viene fatta.
Essendo la velocità della luce il rapporto tra 2 grandezze simmetriche e tra loro equivalenti, ed essendo quindi il suo valore invariante rispetto al sistema di riferimento può essere utilizzata come un vero e proprio strumento di riferimento nelle misurazioni. Immaginando di utilizzare la luce come un vero e proprio regolo nelle misurazioni dello spazio o del tempo possiamo quindi affermare che il valore c è lo spazio percorso dalla luce in 1 secondo o è semplicemente 1 secondo!
Consideriamo un regolo AB di lunghezza pari a 1 secondo luce o semplicemente c , per un osservatore a terra esso trasla in un secondo orizzontalmente di uno spazio v ed il fotone secondo lui percorre lo spazio AP=c, mentre per un osservatore solidale al regolo il fotone percorre lo spazio A'P che come visto prima con il teorema di Pitagora risulta:
quando il fotone arriva nel punto B per l'osservatore ad esso solidale nel moto è passato 1 secondo ed osserviamo che si formano i triangoli APA' e ABA che sono tra loro simili e vale la relazione:
cioè otteniamo:
e si puo dedurre anche che:
| PROSPETTIVA DEGLI EVENTI RELATIVA ALL'OSSERVAZIONE IN MOTO
a parere di un osservatore non solidale al regolo durante 1 secondo il fotone copre lo spazio AP=c e l'orologio (o regolo) si sposta di uno spazio AA'=v | PROSPETTIVA DEGLI EVENTI RELATIVA ALL'OSSERVAZIONE IN QUIETE
a parere di un osservatore solidale al regolo durante 1 secondo luce pari ad AB il regolo trasla di una distanza |
Chi ha dunque ragione di fronte a questa discordanza ?
evidentemente tutti e due ! è solo una questione di punti di vista, il fattore
esprime una prospettiva delle proprietà spaziali o temporali osservate!
i due osservatori osservano spazi e tempi diversi e quindi anche velocità diverse ! Ma ricordando che la quantità di moto del nostro regolo è data dal prodotto della sua massa per la sua velocità se ne dedurrebbe che a seconda del punto di vista spaziale/temporale anche la quantità di moto sarebbe diversa!
Ma che ne sarebbe del principio di conservazione della quantità di moto, dell'impulso e quindi della stessa energia ?
secondo la prospettiva 1) dell'osservatore in quiete rispetto all'orologio: tale orologio e quindi anche i suoi fotoni possiedono un momento o una quantità di moto pari a
(essendo mo la massa dell'orologio misurata da tale osservatore)
secondo la prospettiva 2) dell'osservatore in moto rispetto all'orologio: tale orologio e quindi anche i suoi fotoni possiedono una quantità di moto
volte superiore pari a
(essendo m la massa dell'orologio misurata da tale osservatore)
Per il principio della conservazione della quantità di moto i due momenti devono essere fra loro uguali:
ossia semplificando v in entrambi i membri dell'equazione
10)
la massa dell'orologio sembra quindi subire un incremento mano a mano che aumenta la velocità! Incredibile ! Vediamo ora quindi di capire da dove arriva questa massa in eccesso! e per farlo partiamo dal secondo principio della dinamica e dal teorema dell'impulso secondo il quale la variazione di quantità di moto equivale all'impulso:
11)
Calcoliamo il lavoro o l'energia cinetica prodotta nello spostamento infinitesimo dx:
sostituendo quindi F con la 11) otteniamo:
ma
non è altro che la definizione di velocità
segue quindi
12)
consideriamo ora finalmente la massa relazionata fra i due sistemi di osservazione dell'equazione 10) eleviamo entrambi i membri al quadrato
differenziamo i membri dell'equazione per capire tale variazione di massa che qui visualizziamo cosa implica:
semplificando il termine 2m otteniamo
13)
ma il secondo membro della 13) non è altro che il lavoro infinitesimo prodotto nel piccolo spostamento della massa nell'equazione 12)
la variazione infinitesima di massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce esprime quindi la variazione infinitesima di lavoro, calcoliamo quindi quanto vale complessivamente la variazione di lavoro nelle due modalità di osservazione (a riposo e in movimento):
essendo:
Wo ed mo rispettivamente il lavoro e la massa del regolo secondo l'osservatore in quiete relativa ad esso (osservazione dentro il vagone) W ed m il lavoro e la massa del regolo secondo l'osservatore in moto relativo ad esso (osservazione a terra o fuori il vagone)
ottieniamo quindi
14)
la differenza di energia cinetica o di lavoro nelle due osservazioni in movimento e in quiete è quindi
ed otteniamo:
15)
16)
17)
Questa relazione spiega che variazioni di energia cinetica in un sistema implicano variazioni di massa la quale tende ad aumentare in relazione alla velocità secondo l'equazione 10). Considerando che in un sistema non è possibile stabilire fisicamente se questo è assolutamente fermo se ne può dedurre che qualsiasi oggetto nell'universo è intrinsecamente dotato di moto e quindi anche di energia cinetica anche quando è apparentemente fermo. Quindi l'energia potenziale del sistema a riposo non è altro che :
18)
quindi l'energia meccanica totale è:
19)
20)
21)
«Dalla teoria della relatività speciale si ricava che massa ed energia sono entrambe differenti manifestazioni della stessa cosa – un concetto non di immediata comprensione per l’uomo della strada. Inoltre, l’equazione E uguale a m moltiplicato per c elevata al quadrato, che significa che l’energia è uguale alla massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce, mostra che piccolissime quantità di massa possono essere trasformate in una immensa quantità di energia e viceversa. La massa e l’energia sono infatti equivalenti, secondo la formula appena citata. Questo è stato dimostrato da Cockroft e Walton nel 1932 in un esperimento».
Massa ed energia sono due aspetti simmetrici della realtà vincolati da un legame di natura elettromagnetica. La rottura di questa simmetria genera l'una o l'altra cosa.
Il principio cosmologico perfetto
Nel 1917 Einstein prevede che tutti i punti dell'Universo, se si considerano scale sufficientemente ampie, possiedono le stesse proprietà e le stesse informazioni fisiche ad un certo istante. L'universo apparirebbe uguale a se stesso indipendentemente dalla posizione dell'osservatore, dalla direzione di osservazione e dal tempo in cui lo si osserva:
è il "principio cosmologico perfetto".
L'universo secondo Albert Einstein è uno.
La simmetria alla base dell'osservazione, dell'esperienza e del pensiero
La simmetria è alla base dell'esperienza e della formulazione del pensiero stesso. Cambiando il punto di vista ossia il sistema di riferimento nell'osservazione gli oggetti e le leggi che regolano i fenomeni osservati restano sempre gli stessi. Le infinite interazioni di ogni parte di un oggetto con il relativo intorno determinano un processo complesso che porta a ripeterne in scala le proprietà e le informazioni fisiche attraverso un'onda cioè una struttura emergente costituita da una quantità maggiore della somma delle sue parti. Lo spazio circostante o campo assume pertanto caratteristiche fisiche connesse all'oggetto contenuto cosicchè sia la sorgente di informazioni fisiche che il campo di informazioni fisiche possono essere intesi come una cosa sola. Una struttura emergente non si formerà se le varie parti coesistono solamente ma è necessario che esse "interagiscano" fra loro in un intorno attraverso un processo continuo e in scala. La presenza di un evento nello spazio che ha generato informazioni fisiche d'intorno sarà determinabile pertanto solo mediante un atto osservativo ovvero attraverso interazione con un fronte d'onda con la materia circostante. L'osservazione porta a percepire una grande quantità di informazioni attraverso i sensi. L'azione conseguente di un recettore sensoriale è quella di superare un'incertezza e risolvere un'alternativa , sostituendo ciò che è noto all'ignoto.
Questo è ciò che definiamo esperienza fisica.
La relazione fra esperienza fisica e mente secondo Albert Einstein
Nel 1955, Albert Einstein scrisse una lettera al suo amico Maurice Solovine in cui venivano fatte le seguenti considerazioni:
- 1) Ci siano date le esperienze immediate E.
- 2) A sono gli assiomi, dai quali traiamo conclusioni. Dal punto di vista psicologico gli A poggiano sulle E. Ma non esiste alcun percorso logico che dalle E conduca agli A; c’è solamente una connessione intuitiva (psicologica) e sempre “sino a nuovo ordine”.
- 3) Dagli A si ricavano, con procedimento deduttivo, enunciati particolari S che possono pretendere di essere veri.
- 4) Gli S sono messi in relazione con le E (verifica per mezzo dell’esperienza). Questa procedura, a ben vedere, appartiene essa stessa alla sfera extralogica (intuitiva), non essendo di natura logica la relazione tra i concetti che intervengono negli enunciati e le esperienze immediate. Questa relazione tra gli S e le E è tuttavia (pragmaticamente) molto meno incerta di quella che sussiste tra gli A e le E (ad esempio, tra il concetto di cane e le corrispondenti esperienze immediate). Se una tale corrispondenza, pur restando inaccessibile alla logica, non potesse essere stabilita con un elevato grado di certezza, tutto l’armamentario logico non avrebbe alcun valore ai fini della “comprensione della realtà” (esempio, la teologia). L’aspetto essenziale è qui il legame, eternamente problematico, fra il mondo delle idee e ciò che può essere sperimentato (l’esperienza sensibile).
Il mondo delle idee è il pensiero in cui noi modelliamo il significato delle cose e della realtà passando da una teoria all'altra.
Einstein credeva in una grande e profonda unità culturale fra scienza e filosofia. Egli vedeva entrambe come un'impresa unica , non solo come una manifestazione tecnica da una parte e riflessione filosofica dall'altra ma come un unico bagaglio di concetti e di esperienze che non potevano essere distinti: così un esperimento non è solo uno strumento di verifica di un esperienza ma diventa l'espressione con la quale l'osservatore e l'osservato diventano una cosa sola, sintesi di una medesima esperienza. La relatività è questo: non esiste un sistema di osservazione e di applicazione privilegiato delle leggi naturali: tutto è fondamentalmente una cosa sola, un continuum.
http://www.youtube.com/watch?v=3TQYp6VYvTQ
Il principio di simmetria naturale
La simmetria delle leggi naturali è l'espressione fondamentale dell'unità esistente in natura.
Osserviamo la luce essa si propaga simmetricamente rispetto alla propria sorgente attraverso la dimensione dello spazio e del tempo.
Così analogamente ad un onda
"l'osservazione è un processo speculare rispetto all'osservatore attraverso la dimensione dei sensi e quella immaginaria della mente: l'osservatore cosciente può quindi osservare se stesso nella relazione con il mondo. Attraverso la luce noi osserviamo l'universo e sempre attraverso la luce l'universo osserva noi. Nella condizione di unità delle esperienze risiede ciò che psicologicamente viviamo come coscienza, dal latino "cum-scire", il sapere insieme."
Formulazione elementare del pensiero
Il pensierò è un processo prodotto dalle esperienze di un osservatore cosciente attraverso la dimensione sensoriale (r) funzione ad esempio della nostra percezione spaziale r=f(x,y,z) e la dimensione immaginaria della mente (im) funzione ad esempio della nostra percezione temporale im = f(t). Più in gererale il processo del pensiero è una funzione di qualsiasi altro oggetto prodotto dai nostri sensi e dalla nostra mente. Un'esperienza
è acquisita o prodotta da un osservatore cosciente solo mediante un'esperienza coniugata
opposta sul piano sensoriale ma speculare al piano immaginario.
In parole più semplici per acquisire ad esempio l'esperienza del caldo occorre relativamente acquisire dal soggetto cosciente anche l'esperienza del freddo e collegare le due esperienze nel piano immaginario della mente sulla base di un significato o di una connessione neurale.
Il prodotto quindi delle due esperienze fra loro coniugate dal soggetto costituisce in forma elementare il campo ( o intorno) della sua psiche
:
(1)
Coscienza , informazione e significato
Un "dato" (dal latino "datum" che significa letteralmente “fatto”, “accadimento”) è una rappresentazione elementare, spesso codificata, di una cosa, di una transazione, di un evento o di altro considerato rilevante per la conoscenza. Il dato, nella nostra accezione, non è l’oggetto, ma una sua rappresentazione simbolica. Un insieme strutturato è un insieme i cui elementi sono caratterizzati da legami che rispondono a regole di associazione interna, implicite o esplicite (o un misto delle due). Un insieme strutturato di dati può perseguire una finalità semantica, ossia la rappresentazione di uno o più significati. Questo è la coscienza. I dati assumono allora il ruolo di "segni", e possono diventare mezzi per dare vita a una comunicazione. La comunicazione è uno scambio di segni secondo un insieme di regole, detto "codice". Sappiamo che un segno è costituito da due parti: un "significante", elemento formale basato su un supporto fisico, e un "significato", elemento concettuale che rimanda a un oggetto esterno ; i due elementi sono correlati e la loro correlazione è stata attuata da una qualche legge che fa parte anch’essa del codice strutturale. Il significante può essere pensato come contenente e il significato come contenuto.
Intorno di osservazione elementare
Un intorno di osservazione è intuitivamente un insieme di punti "vicini" ad un punto di osservazione.
Sia il seguente luogo geometrico di punti equidistanti r e simmetrici rispetto al punto di osservazione O
posso scrivere:
essendo
segue:
ottengo quindi l'equazione 1)
Intorno di osservazione a n-dimensioni
Un sistema si può ritenere cosciente se osservando su più dimensioni i fenomeni nel suo stesso intorno esso è in grado non solo di anticiparli, e di "decidere" delle varianti operative ma anche di agire unitamente ad esso iterando schemi di azione e reazione. Nei sistemi caotici o non lineari, le cose semplici, banali, inserite in un processo iterativo, che si ripete in sé stesso, acquisiscono un forte potere creativo, entrando poi in situazioni di instabilità da cui possono scaturire nuove evoluzioni. La natura sembra ricorrere a modelli che si auto-riproducono quasi all’infinito, avere quindi delle conoscenze di modelli che descrivono i processi naturali, sarà un forte stimolo per l’uomo creativo di questa epoca. Quando andiamo ad osservare i risultati grafici delle formule matematiche, scaturiscono dentro di noi forti emozioni, perché ci fanno pensare a cose viventi, a fiori, cavallucci marini e nuvole. Questa è la biomatematica. Il calcolo della derivata di una grandezza fisica è un esempio di come si possa passare da un'analisi dimensionale ad un'altra. Così l'espansione della serie di Taylor è un modello di iterazione multidimensionale in un intorno che riflette schemi naturali di azione e reazione tra più campi e fornisce un valido modello predittivo dei fenomeni stessi.
Ecco come: eseguiamo un esperimento a mentale, immaginiamo una interazione fisica in un intorno osservabile in cui una particella che per semplicità indico con massa unitaria "1" subisce un certo urto tale da farne schizzare via una porzione di massa pari ad una quantità "x"
la quantità di massa che rimane dopo l'urto è quindi ovviamente: 1 - x
se decidiamo quindi di rapportare la quantità di massa iniziale con la quantità di massa dopo l'urto ottengo un fattore di perdita di massa che mi indica intuitivamente la dispersione della massa nello spazio circostante e quindi l'intensità dell'urto stesso: in poche parole una "espansione".
con 0 < x < 1
Rapportare la quantità di 1 ad una quantità inferiore ad 1 matematicamente restituisce una quantità più grande e quindi dimensionalmente più espansa rispetto ad 1. Ad esempio:
1 / 0.8 = 1,25
tuttavia nulla vieta di pensare che la particella di massa 1 abbia in effetti una massa fluttuante
nell'intervallo infinitesimo di tempo preso in considerazione prima dell'urto dovuto ad altri fenomeni al momento non noti, di natura caotica (vaporizzazione di una goccia d'acqua, condensazione, decadimento, urti con particelle adiacenti ecc..ecc...)
In ogni caso, il rapporto alfa rimane invariante ed il suo significato non cambia in quanto la fluttuazione - x + x è complessivamente nulla :
,
posso quindi scrivere che:
,
,
,
ma per la definizione iniziale del termine alfa posso scrivere
,
ma in questo modo ottengo ricorsività del termine alfa ossia ottengo ricorsività sulla condizione d'urto, quindi posso scrivere in modo annidato:
,
ossia
,
Ottengo un frattale ossia un oggetto geometrico, un continuum , che si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale (o potenze) diverse: non cambia praticamente aspetto o significato anche se visto con una lente d'ingrandimento o più in generale su diverse dimensioni osservative sul piano sensoriale-immaginario, scrivo quindi la progressione geometrica di urti in modo sempre più annidato:
,
,
e cosi via ...
,
ossia la funzione alfa che descrive l'urto corrisponde ad una serie di urti più piccoli che provocano nell'intorno della particella fluttuazioni o perdite di massa sempre più piccole in scala n-esima.
Lo spazio intorno alla particella potrebbe essere in effetti descritto con
come una distribuzione di massa e quindi di urti e di energia cinetica convergenti nel suo intorno a 1 ossia alla massa della particella stessa.
La particella assume quindi contorni non ben definiti, una piccola nube in espansione nello spazio: l'esperimento ideale sembra anticipare e dedurre concetti di teoria cinetica molecolare ma anche concetti di campo e concetti relativistici di massa distribuita sotto forma di energia attraverso l'iterazione di processi di urto che portano a particelle via via sempre più piccole con massa nulla come i fotoni
Il miglior modo per studiare come rapidamente varia la massa della particella nel suo intorno sarebbe quello di intraprendere quindi il calcolo della derivata sulla serie di potenze ottenute con lo studio della perdita di massa.
Credo che si intuisca abbastanza facilmente in questo modo che qualsiasi funzione f(x) che descrive un fenomeno può facilmente ricondursi ad una serie di potenze: basta immaginarla con una infinità di coefficienti uguali a zero (fluttuazioni complessivamente nulle a vari livelli di scala).
Ad esempio la funzione:
che analiticamente rappresenta nel piano la parabola
può essere riscritta come serie di potenze
quindi una funzione f(x) può essere scritta in forma generica come:
1)
se questa è derivabile e continua, la derivata prima vale:
2)
la derivata seconda vale:
3)
la derivata terza:
4)
la derivata quarta:
5)
la derivata n-esima:
6)
in particolare osservo che se x=0 le n-esime derivate nel punto P[ 0, f(0) > ossia nell'intorno zero risultano come segue:
dalla equazione 1) per n=0
dalla equazione 2) per n=1
dalla equazione 3) per n=2
dalla equazione 4) per n=3
dalla equazione 5) per n=4
dalla equazione 6) per n generico
quindi in generale il coefficiente n-esimo può essere scritto come:
e l'equazione 1) può essere riscritta nella forma
7)
oppure in forma generale come:
8)
l'equazione 8) è nota come serie di MacLaurin
La tangente alla curva nell'intorno di 0, infatti, ha valori sempre più simili a quelli della funzione man mano che ci si avvicina al punto di tangenza P ma non è tutto: se ci spinge in questo ragionamento e si deriva sempre di più nell'intorno di P si ottengono i punti della funzione stessa. Insomma su questa approssimazione si scopre che studiando in un intorno definito di dati sempre di più gli effetti o le conseguenze derivanti
da un fenomeno fisico non noto f(x) su varie scale di osservazione (n) si può arrivare a dedurre la legge f(x) alla base degli effetti stessi.
Oppure conoscendo la legge è possibile con questo metodo predire anche tutta una serie di implicazioni.
Infatti ogni modello teorico che si rispetti è supportato da dati sperimentali e per quanto sia la pura formalizzazione di regolarità osservate sperimentalmente acquista notevole valore predittivo per eventi simili entro limiti ben definiti ossia in un intorno di valori osservabili.
L'equazione 8) può essere quindi scritta in forma generale in un intorno
non necessariamente coincidente con l'origine come :
9)
questa è la serie di Taylor
La somma di tutte le possibili conseguenze connesse localmente ad un fenomeno descrive in altre parole il fenomeno stesso.
Ecco quindi un esempio di come la serie di Taylor/Maclaurin è in grado di connettere 2 teorie e 2 campi di osservazione: di seguito deduco la meccanica di Newton dalla meccanica relativistica di Einstein.
Consideriamo ora il fattore di espansione/contrazione di Lorentz (ved. approfondimenti su http://biorelativity.com/Le_trasformazioni_di_Lorentz ) che appare in varie equazioni della relatività speciale:
10)
,
essendo β=v/c
se calcolo ora a ritroso la derivata di gamma rispetto a β ottengo
11)
,
12)
,
13)
,
14)
,
in particolare per una velocità v notevolmente bassa rispetto a quella della velocità luce c il rapporto v/c è quasi nullo quindi è possibile eseguire il calcolo delle n-derivate in un intorno β=0
segue:
dalla 10)
,
dalla 11)
,
dalla 12)
,
dalla 13)
,
dalla 14)
,
l'espansione in serie di Taylor / MacLaurin della funzione gamma è quindi:
,
,
,
approssimando al termine di secondo grado la funzione γ risulta:
,
,
ed essendo l'energia relativistica di una particella pari a :
,
la esprimo in funzione di γ e della massa a riposo m0
,
,
ossia risulta:
,
La versione troncata di questa serie permette di provare che la relatività speciale deduce la meccanica newtoniana per le basse velocità infatti il secondo termine nel secondo membro di quest'ultima equazione rappresenta proprio l'energia cinetica di un corpo nella dinamica di Newton.
,
Più in generale quindi l'informazione
in un intorno osservabile n-dimensionale incentrato sull'informazione coniugata iniziale
produce una serie n-esima di reazioni in scala del processo osservativo di anti-informazioni
autointerferenti con le funzioni derivate
:
E' interessante notare come i termini relativistici scaturiti da questo tipo di analisi si fermino ad interazioni del primo ordine ovvero basate nella relazione diretta della materia nei suoi due aspetti fondamentali di massa ed energia analogamente ad interazioni della psiche nella relazione diretta tra mondo sensoriale, ossia la materia, e mondo delle idee manifestazione alternativa della materia stessa.
La coscienza elementare nella materia : il tensore informazionale
Dovremmo trattare la coscienza come un problema scientifico. Con un approccio di tipo sperimentale, elaborando ipotesi, verificabili o falsificabili attraverso la formulazione coerente del pensiero stesso. Solo così si potrà realizzare un effettivo progresso. Benché la metacognizione, l’introspezione e la consapevolezza, siano effettivamente aspetti della coscienza, non possediamo sufficienti conoscenze. La coscienza è una proprietà emergente della materia che si manifesta attraverso una interazione cognitiva dell'ambiente ossia mediante uno stato interno del sistema cosciente (stato psicologico) che interagisce unitariamente all'ambiente esterno mostrando consapevolezza nei legami esistenti fra le cose.
Questa unità può quindi essere espressa a partire dall'equazione 1) come:
(2)
che in forma più generale può essere scritta come un oggetto materiale G (che da peso, significato e forma alle idee e alle esperienze nella mente ).
(3)
esprimibile quindi nella forma:
(4)
La connessione
, delle esperienze
e
nella mente
avviene come percezione prodotta da stimoli:
(5)
La mente dipende quindi tanto dalla materia cerebrale G che dal campo della psiche o delle informazioni
:
(6)
Posso esprimere in forma generale la materia cerebrale attraverso un tensore informazionale ovvero una struttura distribuita di informazioni :
(tensore o matrice informazionale).
Analogamente alla formulazione Daniel Dennett: la coscienza è un campo ed agisce come un sistema di natura competitiva e tensoriale fra le varie parti del cervello al fine di raggiungere il controllo del nostro stesso comportamento e di fornire uno schema di azione. Così solo quelle parti del pensiero che resistono abbastanza a lungo da essere registrate nella nostra psiche o nella nostra memoria
diventano coscienti.
http://www.youtube.com/watch?v=632xl_5DCug
Più in generale la coscienza,o tensore informazionale, è un fenomeno emergente della materia che fornisce una relazione ed un peso (significato) alle informazioni fisiche attraverso uno schema d'azione ed una legge corrispondente.
E' molto interessante notare come la coscienza di un evento
si sviluppi secondo il quadrato della quantità di informazioni assimilate. Ossia nella stessa maniera in cui l'addensamento di massa innesca una reazione di sintesi nucleare e accende una stella così l'acquisizione di informazioni nella materia in forma di psiche innesca una reazione di sintesi del pensiero e accende una coscienza: i processi di pensiero nella materia sono quindi simili ai processi che costituiscono la materia. Dal confronto dell'equazione 6) con la 7) deduco quindi che sia proprio per tale ragione che la natura risulti comprensibile e mostri un comportamento intelligente ed unitario. La coscienza è un processo che coinvolge non solo chi osserva ma anche ciò che si osserva.
(7)
Se ne deduce che proprio nella luce risieda un principio naturale intelligente poiché essa si adatta nelle sue proprietà di moto agli occhi di qualunque osservatore cosciente ossia vale l'identità o l'unità elementare luce-osservazione:
(8)
Attraverso di essa avviene la formulazione del pensiero naturale a fondamento dell'unità tra osservatore e osservato.
La luce è l'espressione del concetto di simmetria naturale:
- il fotone
è l'antiparticella
di se stessa
- ha un momento angolare intrinseco unitario: ossia lo spin s=1
- la sua velocità è l'unità di misura di qualsiasi interazione naturale: c=1
Velocità della luce, velocità di legame informazionale, osservazione e pensiero
Sia
un sistema dinamico, esso mantiene le sue proprietà in un suo intorno osservabile
se e solo se la velocità è la stessa in tutti i suoi punti. Per comprendere meglio il concetto pensiamo ad esempio ad un triangolo in moto. Esso sarà sempre lo stesso oggetto se i suoi i vertici manterranno le stesse caratteristiche, di moto in questo caso, rispetto al punto di osservazione altrimenti esso tenderà a distorcersi o a decomporsi nei suoi costituenti. In altre parole la costanza della velocità degli elementi di un sistema ne costituisce l'unità strutturale.
In maniera analoga la velocità della luce è la velocità di legame e di unità informazionale della materia intesa nei suoi costituenti fondamentali di massa ed energia in un intorno di osservazione:
Nelle notazioni di Henri Poincaré infatti la velocità della luce veniva spesso posta uguale ad un valore unitario proprio per esprimere questo legame nelle cose:
c=1
Rif. Luigi Galgani:
Deduzione della legge di Planck: unità concetto-oggetto nella frequenza di un evento
Dato l'oggetto fisico E inteso come una unità o un tensore informazionale di informazioni energetiche E=1 esso è il prodotto di 2 eventi o oggetti dimensionalmente inversi:
quindi l'informazione generalmente coniugata in questo campo alla singolarità h (il pacchetto minimo di energia) è
che altro non è se non la definizione di frequenza
o ricorsività dell'evento h
quindi posso scrivere:
Il principio di equivalenza luce-osservazione
Dato un generico fronte d'onda di luce
esso non trasporta solo energia ma anche informazioni e vale pertanto la relazione:
La singolarità ed il continuo all'origine del pensiero elementare
La nozione di singolarità viene declinata nel suo "configurarsi" perchè è espressione di indeterminazione.
In fisica la singolarità è un oggetto di dimensione infinitesime in cui l'intensità di campo ha valori estremamente elevati da non poter essere definiti: esso è il prodotto di due grandezze estreme, ossia una infinitamente piccola (sorgente di campo) ed una infinitamente grande (il vettore di campo). Dall'equazione 5) risulta quindi l'indeterminazione:
(9)
Il continuo è questo una struttura prodotta su dimensioni infinitamente grandi ma anche infinitamente piccole.
Il continuo è questo. Una struttura unitaria singolare costituita dal prodotto di due dimensioni: l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande.
Ipotizziamo ora che l'oggetto di studio e di osservazione
sia l'universo.
Esso è stato studiato attraverso due importanti teorie fisiche completamente speculari: da una parte la teoria della relatività generale con lo studio in scala cosmologica attraverso la costante della velocità della luce
. Dall'altra parte la meccanica dei quanti con lo studio dell'infinitamente piccolo attraverso la costante di Planck
.
L'universo è quindi un oggetto che è formalmente il prodotto delle due esperienze fisiche come nell'equazione 5) espresse per mezzo della relativa costante di campo osservato:
(10)
Applicando quindi il tensore informazionale si eguagliano i membri dell'equazione 10) con la 6)
(11)
ed ottengo che il punto di osservazione comune tra la relatività generale e la meccanica dei quanti è un oggetto singolare
, un intorno, inteso simultaneamente sia come massa di un buco nero che come massa di Planck (http://it.wikipedia.org/wiki/Massa_di_Planck), essendo G la costante di unità dell'universo ossia la costante di gravitazione universale.
ved. approfondimenti: http://biorelativity.com/La_massa_di_Planck
I buchi neri e le masse di Planck, sono aspetti dell'energia e dell'informazione non localizzata del vuoto. La massa di Planck è l'unità di massa naturale per avere una minima interazione fisica sotto forma di radiazione a lunghezza d'onda di Planck. A valori di lunghezza d'onda e di energia inferiori le informazioni fisiche finirebbero in mezzo al rumore e al caos elettromagnetico del vuoto cosmico. Se ne dovrebbe dedurre quindi che il caos nella struttura della materia dell'universo così come in quella cerebrale hanno un ruolo pressocchè fondamentale per la memorizzazione il richiamo di informazioni in forma non-locale, attraverso un campo, ossia applicando differenze di potenziale energetico, o stimoli, fra due punti dello spaziotempo o nodi neurali, che agiscono da sorgenti su una fitta rete di informazione, tornano a galla improvvisamente informazioni, ricordi, idee, schemi di azione e di reazione sulle cose.
tensore informazionale e tensore metrico
La formulazione del tensore informazionale è molto simile a quella del tensore metrico o tensore fondamentale in relatività generale http://it.wikipedia.org/wiki/Relativit%C3%A0_generale:
essendo:
il quadrato di un elemento lineare
e
i vettori controvarianti che possono essere scelti arbitrariamente.
- Approfondimenti: http://biorelativity.com/Il_tensore_metrico
Espansione d'intorno dell'universo ed energia oscura
Dall'equazione 6) l'universo, la singolarità
sintetizzando materia e informazioni, si espande quindi nell'intorno
. Dall'equazione 10) si ricava che il valore della sua espansione agli occhi di un osservatore risulta accelerata di un fattore pari a:
(12)
kg m3 / s2 ( Energia oscura dell'universo )
http://www.wolframalpha.com/input/?i=%28planck+constant%29+*+%28speed+of+light%29
Le costanti fisiche non sono costanti
Già nel 1937 Paul Dirac aveva osservato che le costanti fisiche possono diminuire in proporzione all'età dell'universo, esse sono funzioni dell'universo stesso: così come una costante di integrazione può assumere qualsiasi valore, così anche il campo della coscienza e la relativa costante G ha valore variabile in funzione al suo grado di evoluzione.
Il vuoto non è vuoto
L'energià è ovunque nell'universo, nonostante lo spazio tra stelle e galassie appaia nero con un telescopio ottico tradizionale, tramite un radiotelescopio è possibile rilevare una debole radiazione isotropa di fondo (una luce che noi non vediamo ma a fondamento dall'unità informazionale fisica dell'universo stesso) che non è associata ad alcuna stella, galassia, o altro corpo celeste. Tale radiazione cosmica ha intensità maggiore nella regione delle microonde dello spettro elettromagnetico ed è detta anche radiazione di fondo, abbreviata spesso in CMB (cosmic microwave background) ossia la radiazione elettromagnetica residua prodotta dal Big Bang che permea l'universo. La CMB venne scoperta nel 1964 dagli astronomi americani Arno Penzias e Robert Woodrow Wilson al termine di uno studio avviato nel 1940, che li portò a conseguire il Premio Nobel nel 1978. La CMB ha uno spettro termico di corpo nero ad una temperatura di 2,725 K, quindi lo spettro presenta dei picchi nella zona delle microonde alla frequenza di 160,2 GHz, corrispondenti ad una lunghezza d'onda di 1,9 millimetri. L'emissione è quasi, ma non del tutto, uniforme in tutte le direzioni, e mostra un andamento molto specifico corrispondente a quello che si otterrebbe da un gas molto caldo e quasi uniforme che si espandesse fino alle attuali dimensioni dell'universo.
Alla stesso modo un cervello osservato in risonanza magnetica nucleare dimostra una distribuzione energetica non del tutto uniforme che è in funzione dell'attività unitaria del cervello stesso.
Ora visto il legame informazionale tra massa ed energia dell'equazione 7) posso scrivere che il tensore informazionale mi indica uno stato di stress della struttura massa-energia attraverso la singolarità del fotone:
cosi come nel tensore metrico avevamo:
se ne deduce che un intorno di luce contiene non solo energia E e massa m ma anche informazioni spaziotemporali : è quindi un tensore di informazioni massive ed energetiche distribuite in forma non locale nello spazio e nel tempo.
Per usare una metafora la radiazione di fondo intesa come "vuoto" è per l'universo una sorta di memoria naturale degli eventi, un eco non solo energetico ma anche informazionale, di informazioni e antinformazioni fisiche che accadono in ogni dove e in ogni quando al suo interno e che interagiscono a livello fondamentale fornendo delle leggi di comportamento allo stesso universo. L'universo in altre aprole apparirebbe uguale a se stesso indipendentemente dalla posizione dell'osservatore, dalla direzione di osservazione e dal tempo in cui lo si osserva.
Per tale ragione il vuoto quantomeccanico è legato a concetti di annichilazione e creazione delle particelle che riproducono in scala infinitesima quello che è il big bang stesso a livello cosmologico.
L'esperimento di Mandel: l'evidenza biorelativistica
All'inizio degli anni '90 Mandel dell'Università di Rochester ed i suoi collaboratori hanno compiuto un esperimento straordinario, che potremo analizzare in un certo dettaglio. Mandel ed altri hanno dimostrato che è sufficiente la conoscenza potenziale che possiamo avere di un sistema per alterarlo.
Anzitutto utilizziamo uno specchio semi-riflettente (detto anche divisore di fascio): esso trasmette la luce al 50%, ovvero solo metà dell'intensità luminosa riuscirà ad attraversare lo specchio, mentre l'altra metà sarà riflessa.
Analizzando i singoli fotoni, in una descrizione tradizionale diremmo che la probabilità che un fotone attraversi lo specchio (invece di essere riflesso) è del 50%. Se consideriamo 100 fotoni, secondo la logica convenzionale ci aspettiamo statisticamente che circa 50 fotoni attraversino lo specchio, mentre gli altri 50 vengano riflessi: il fascio iniziale di 100 fotoni quindi sarà diviso in due fasci diversi che percorrono cammini diversi. Questo però è vero solo se abbiamo modo di rivelare esplicitamente i singoli fotoni, altrimenti dobbiamo ammettere che ciascun fotone si troverà in uno strano "stato di sovrapposizione", cioè al 50% attraverserà lo specchio ed al 50% sarà riflesso. In altre parole, il percorso di ciascun fotone sarà indefinito, poiché "per metà" passerà attraverso lo specchio e "per l'altra metà" verrà riflesso, sebbene esso sia indivisibile!
Se noi non misuriamo esplicitamente il percorso seguito dal fotone e facciamo incidere i due percorsi potenziali su uno schermo, otterremo la solita figura di interferenza: ovvero il fotone (pur rimanendo una particella singola) passerà da entrambi i percorsi e alla fine produrrà interferenza con se stesso. Fin qui avviene ciò che abbiamo già descritto, anche se stavolta il misterioso sdoppiamento del singolo fotone non è causato dalle due fenditure bensì dallo specchio semi-riflettente.
Il laser (1) emette un fotone, lo specchio semi-riflettente (2) "divide" il fotone in due parti fantasma, e ciascuno delle due parti fantasma percorre un percorso diverso (3 e 4). Gli specchi nei punti 3 e 4 sono "normali" (non semi-riflettenti) e servono solo a indirizzare in maniera opportuna i due percorsi.
Su ciascun percorso vi è un "convertitore verso le basse frequenze". Ciascun convertitore (5 e 6) divide il proprio fotone fantasma in due fotoni gemelli di energia dimezzata. Uno viene chiamato "fotone segnale" ed è indicato con S, mentre l'altro viene chiamato "fotone ausiliario" ed è indicato con A. Infine, i due percorsi S vengono rivelati sullo schermo (9), mentre i due percorsi A vengono indirizzati sul rivelatore ausiliario (8). In realtà, per ragioni tecniche, il sistema realmente usato dall'equipe di Mandel è leggermente più complicato, ma è concettualmente equivalente a quello appena descritto.
Vediamo allora come funziona l'intero sistema: il laser (1) spara un singolo fotone alla volta che incide sullo specchio semi-riflettente (2). Poiché noi non misuriamo quale percorso viene effettuato dal fotone, esso fantomaticamente passa da entrambi i percorsi (3 e 4), e nei convertitori 5 e 6 il fotone fantasma viene diviso in due fotoni gemelli di energia dimezzata. Alla fine, i due percorsi "segnale" (indicati con S) incidono sullo schermo (9) dove il fotone S farà interferenza con se stesso (cioè con l'altra parte di se stesso passato dall'altro percorso). In seguito dal laser spareremo altri fotoni, uno alla volta, ed alla fine come risultato vedremo una chiara figura di interferenza sullo schermo (9).
Grazie ai convertitori 5 e 6, abbiamo due percorsi "ausiliari" (A), per cui, ogni volta che un fotone colpirà lo schermo (9), contemporaneamente riscontreremo l'arrivo di un fotone anche sul rivelatore ausiliario (8), ovvero registreremo una cosiddetta "coincidenza". In quest'analisi abbiamo presupposto che non vi sia ancora un ostacolo nel punto 7, che si trova sul percorso di uno dei fasci ausiliari.
Vediamo che cosa succede se si inserisce appunto un ostacolo nel punto 7. Una volta che i percorsi sono stati divisi, ci aspettiamo che essi siano indipendenti: perciò l'ostacolo nel punto 7 non dovrebbe alterare la figura di interferenza nello schermo (9) poiché il punto 7 si trova su un altro percorso, che porta al rivelatore ausiliario (8) e non allo schermo (9).
Ma se inseriamo l'ostacolo nel punto 7, interrompendo così il percorso di un fascio ausiliario, la figura di interferenza dei fasci segnale nello schermo (9) scompare! Eppure non abbiamo effettuato misure sui fasci segnale (che finiscono sullo schermo, 9), ma solo su un fascio ausiliario (che finisce nel rivelatore, 8)! Anche se allontaniamo moltissimo i due fasci (A e S) tra di loro, quando operiamo sui fasci A incredibilmente produciamo un'influenza sui fasci S, che contraddice la località di Einstein.
Che cos'è cambiato rispetto al caso precedente quando non vi era un ostacolo nel punto 7? È cambiata la "conoscenza" che abbiamo sui fasci segnale: poiché il percorso che passa dall'ostacolo 7 è interrotto, quando riveliamo un fotone sul rivelatore degli ausiliari (8) esso deve provenire necessariamente dal percorso che passa per lo specchio 3 (non può provenire dal percorso dello specchio 4 appunto perché interrotto nel punto 7). Perciò, misurando la sua coincidenza col fotone segnale sullo schermo (9) noi saremmo in grado di dire con certezza che quel fotone segnale proveniva dal percorso dello specchio 3, cioè sapremmo che il fotone è passato "interamente" da questo percorso e conseguentemente non può essere passato dal percorso dello specchio 4: per questo non può fare interferenza (come nel caso delle due fenditure).
Questo spiega perché la figura di interferenza nello schermo (9) viene distrutta se inseriamo un ostacolo (7) sul fascio ausiliario. Il fatto notevole è che si tratta di una "azione a distanza", come nel Paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Einstein-Podolsky-Rosen , agendo sul punto 7 alteriamo lo stato fisico in un luogo diverso, cioè sullo schermo (9), dove la figura di interferenza viene distrutta, e questo è dovuto al fatto che ora noi sappiamo o possiamo dedurre quale percorso avrà seguito il fotone che inciderà sullo schermo (9):
è dovuto cioè a una conoscenza, ad un atto di consapevolezza e di unità informazionale tra osservatore ed osservato, e non ad un intervento materiale diretto di influenza su ciò che si osserva attraverso un processo di misura come invece previsto nella meccanica quantistica attraverso il principio di indeterminazione di Heisenberg. Questa "conoscenza", rispondente al modello biorelativistico, è sufficiente ad alterare lo stato informazionale del fotone sul rivelatore dei segnali, distruggendo la figura di interferenza dovuta all'indeterminazione iniziale della posizione. "La coscienza di un sistema è un campo di informazioni distribuite nel tempo e nello spazio fondamentalmente unitario ossia è un tensore.".
Per comprendere meglio questo concetto facciamo il seguente esperimento immaginario: consideriamo un osservatore posizionato in prossimità di una sorgente luminosa, la luce si propagherà simmetricamente in tutte le direzioni dello spazio ma anche conseguentemente del tempo. Ciò vuol dire che l' osservazione corrisponderà all'interazione del fronte d'onda stesso con ciò che c'è intorno, ma il fronte d'onda è un oggetto di per se immobile rispetto allo spazio e al tempo, quindi il punto di osservazione sarà da intendersi come una singolarità spaziotemporale che unisce gli eventi attraverso il processo di osservazione. Sia la luce che il pensiero quindi sono alla base del processo di creazione dinamico del proprio intorno,sono cioè sorgenti di spazio e di tempo.
Generalizzazione del tensore metrico: simmetria dimensionale oltre lo spaziotempo
Un ulteriore generalizzazione della simmetria deriva dall'andare oltre la simmetria dell’invarianza e della conservazione localizzata nello spazio e nel tempo. L'informazione, il significato degli oggetti, ossia ciò che la mente conserva come memoria, va oltre la loro stessa dimensione di esistenza dello spazio e del tempo : Il tensore informazionale è quindi un sistema globalmente autointerferente su qualsiasi dimensione o campo osservabile: l'interazione di due elementi fra loro coniugati genera dinamicamente l'intorno di esistenza del sistema mantenendone inalterata l'informazione, il significato.
dal concetto di tensore informazionale attraverso la simmetria ossia dalla coerenza informazionale sono quindi derivabili:
- il concetto di entanglement quantistico ossia di legame fisico complesso tra le particelle
- il concetto di funzione d'onda che associa ad ogni stato una funzione complessa detta funzione d'onda dipendente dalle variabili spaziale q e dal tempo t
- il concetto di stringa come oggetto tensoriale ad intorno multidimensionale dinamico
Biomatematica: i numeri come tensori e singolarità geometriche
La matematica è l'espressione della materia cosciente, un linguaggio dinamico, vivo. Quando penso ad un numero, ad esempio l'uno, la mente è in grado di dare forma a questo oggetto astratto cosìcchè posso pensare ad una palla, ad un albero e così via. Ossia un numero è un tensore, una struttura che pur cambiando forma e subendo una trasformazione rimane sempre la stessa cosa e mantiene il suo significato, le sue informazioni , intese come prodotti della coscienza stessa.
Pensiamo al concetto di
esso è formalmente un oggetto, che relaziona i punti contenuti del suo intorno
nel concetto di area o campo a raggio di curvatura esattamente come nelle equazioni 6) e 7)
,
e
sono sorgenti del loro intorno.
L'area corrisponde all'insieme di punti del piano connessi fra loro in un intorno a raggio di curvatura
incentrato nella singolarità geometrica del π ( il limite di questo oggetto è definito dinamicamente dalla circonferenza )
L'energia è l'insieme di punti dello spaziotempo connessi fra loro nell'intorno di raggio di curvatura c incentrato nella singolarità fisica della massa relativistica del fotone ( il limite di questo oggetto è definito dinamicamente dal fronte d'onda della luce ).
La coscienza o la mente è l'insieme delle informazioni reali ed immaginarie connesse fra loro nell'intorno a raggio di curvatura
incentrato nella materia cerebrale in cui il limite è definito dinamicamente dal pensiero.
Ora vista la connessione implicita esistente fra luce ed informazione, a fronte quindi di fenomeni fisici coerenti dal punto di vista informazionale, è ipotizzabile che l'universo sia un campo unico di informazioni fisiche interconnesse come nella materia cerebrale, una singolarità, e che tutta la materia sia da intendersi unita informazionalmente e non solo elettromagneticamente attraverso la luce, mezzo attraverso il quale è possibile tanto l'osservazione quanto l'espressione del pensiero naturale stesso.
Il problema dell'uguaglianza di Frege
L'unità intesa come oggetto a se è il rapporto di qualunque oggetto
essendo
un oggetto indeterminato (http://www.wolframalpha.com/input/?i=indeterminate+%2F+indeterminate)
Dall'unità consegue un'identità ma anche un'uguaglianza.
Il problema dell’uguaglianza porta a riflettere quindi sul concetto di segno.
Infatti se
è vero a priori,
va verificato.
Non è quindi solo una relazione fra segni, ma anche fra oggetti con significato diverso.
Ma il significato è solo un modo di indicare e denotare una porzione di realtà in un intorno di osservazione
(campo) che non ha valore assoluto ma solo locale.
Quindi più in generale l'unità e la relazione fra più significati ottenuti da diversi campi di osservazione, infatti
, è indeterminato, puó essere qualunque cosa quindi anche
.
ossia il tensore informazionale g è ciò che unisce e relaziona le cose a livello fondamentale
essendo
il corrispondente intorno di osservazione da cui ricavare il significato nelle rispettive componenti percettive
e
La (bio)relatività dei numeri primi: applicazione del tensore informazionale
Partiamo ora dalla definizione dei numeri primi. Un numero primo è un numero naturale maggiore di 1 che sia divisibile solamente per 1 e per sé stesso. In altre parole un numero primo è definito solo dal prodotto di se stesso con l'uno ossia un non primo. Quindi un primo per definizione è una singolarità perchè raccoglie in se la sua definizione
e la sua antidefinizione
, è un oggetto a se, indeterminato. In relatività si osserva che alla velocità della luce gli oggetti si contraggono in direzione del moto fino a divenire dei punti ossia delle singolarità e che i fotoni non sono determinabili nella loro esatta posizione a meno che non se ne alteri volutamente il loro valore energetico per il principio di indeterminazione di Heisenberg. Nella teoria della relatività si osserva inoltre che le distanze percorribili da un oggetto, in un certo intervallo di tempo interno, crescono enormemente al crescere della sua velocità in prossimità di quella della luce così come nel campo dei primi si assiste ad una dilatazione delle distanze al crescere estremo del loro valore. Attraverso la cosmic microwave background radiation si comprende inoltre come l'universo è ovunque radiazione , luce, pertanto se esso è in buona parte luce diffusa vuol dire che si sta espandendo alla velocità della luce stessa. Tentare di superare la velocità della sua espansione corrisponderebbe solo ad aumentarne la sua stessa velocità di espansione, anche se per fare questo occorrerebbe un'energia enorme, per tale ragione la velocità della luce non è una costante reale ma solo una grandezza fisica critica allo stato attuale dell'evoluzione del nostro universo. In altre parole la luce essendo la costante di espansione dell'universo lo espande strutturalmente come se fosse una cosa sola e quindi unisce la materia attraverso una relazione costante tra massa ed energia. In maniera analoga coppie consecutive di numeri primi possono essere calcolate come un unico oggetto in espansione calcolando la densità o distribuzione di campo del tensore informazionale G = 1/g per ricavarne una potenziale unità informazionale del campo dei primi:
essendo
un numero primo dell'intorno e
un numero primo diverso dal precedente (non-p).
Utilizzo questa notazione visto che un numero primo è un oggetto singolare e può essere definito in forma generale solo sulla base di se stesso e quindi anche sulla base di ciò che non è ossia il primo consecutivo.
G tende ad assumere il valore critico di 1/2 in corrispondenza della massima espansione di una coppia di primi consecutivi :
- 2:3 G=0,4615384615
- 3:5 G=0,4411764706
- 5:7 G=0,472972973
- 7:11 G=0,4529411765
- 11:13 G=0,4931034483
- 13:17 G=0,4825327511
- 17:19 G=0,4969230769
- 19:23 G=0,491011236
- 23:29 G=0,4868613139
- 29:31 G=0,4988901221
- 31:37 G=0,4922746781
- 37:41 G=0,4973770492
- 41:43 G=0,4994334278
- 43:47 G=0,4980285855
- 47:53 G=0,4964129135
- 53:59 G=0,4971383148
- 59:61 G=0,4997222994
- 61:67 G=0,4978075518
.. ...
Il risultato è comprensibile pensando ad esempio al campo di 2 oggetti simmetrici almeno in una proprietà fisica come le cariche elettriche che rispondono in maniera simile alla stessa legge dell'equazione 3). Qualunque sia la distanza ed il valore delle cariche simmetriche il campo prodotto dalle 2 cariche risulterà nullo in corrispondenza del punto intermedio ossia 1/2 della distanza. L'indeterminazione è superata e converge verso un numero preciso 1/2 valore critico d'intorno in cui il sistema si annulla nelle proprietà con la massima espansione dei propri elementi. Un risultato sorprendentemente simile alla distribuzione degli zeri della zeta di Riemann nello studio dei primi (http://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_di_Riemann).
Caos e ordine
In ogni formalizzazione coerente del pensiero e della realtà che sia sufficientemente potente da poter assiomatizzare un concetto in forma elementare — vale a dire, sufficientemente potente da definire la struttura dei concetti e delle leggi in forma deterministica — è possibile costruire una proposizione sintatticamente corretta che non può essere né dimostrata né confutata all'interno dello stesso sistema deterministico. Quindi più in generale concetti come quelli di caos
e di ordine
sono manifestazioni complesse della realtà nell'intorno di osservazione
, ossia un oggetto autoreferenziale, matematicamente inteso in forma ricorsiva e singolare. Una costruzione assiomatica non può quindi soddisfare contemporaneamente le proprietà di coerenza e completezza, così come la realtà che si mostrasse coerente all'osservazione ed intelleggibile al pensiero non può essere descritta matematicamente in forma finita e completa senza incorrere in una singolarità tra osservatore ed osservato.
Il caos nascosto dietro la costante biomatematica di Eulero
Osserviamo dall'equazione di Eulero una analogia nella formulazione con il tensore informazionale:
Nella formulazione del tensore informazionale risulta:
Mentre della formula di Eulero risulta :
essendo
il numero di Eulero è definibile attraverso il limite della successione:
-
;
che rappresenta geometricamente l'interazione in scala di infinite particelle elementari simili ma non uguali ossia l'unità elementare (1) più una certa parte infinitesima non determinabile (1/n) essendo appunto n un valore molto grande non determinabile.
In altre parole il numero di Eulero rappresenta un processo di espansione vorticoso di un sistema infinito di punti oscillanti a frequenza 1/n , in modo caotico nel loro intorno o dominio di esistenza. Osservare quindi l'intero processo su una scala infinitamente piccola
corrisponde a definire una sorgente singolare G alla base di un campo g: il numero di Eulero è l'espressione dell'esistenza di processi d'intorno euristici o aleatori della mente che trovano forti riscontri anche nei processi di interazione dei campi in natura.
Significato di costante fisica di un campo
La costante di eulero esprime lo stato di oscillazione o di vorticosità di un campo costituito a sua volta da infinite singolarità numeriche aleatorie. Per quanto vi sia un fattore di espansione in scala dimensionale su 8 dimensioni vi è una certa similitudine tra il valore della costante di eulero e la costante della velocità della luce
: campo o vorticosità complessiva prodotta dall'interazione dei campi ( o intorni) di infinite singolarità
: vorticosità fisica complessiva o campo prodotto dall'interazione dei campi di infinite particelle
intuitivamente il fotone rappresenta una singolarità fisica e informazionale che esprime tanto la vorticosità dello spazio e del tempo con uno spin complessivamente unitario ottenuto dalla semirotazione dello spazio e del tempo tanto quanto la simmetria di tutte le informazioni e anti-informazioni fisiche
che si chiudono e collassano nel relativo intorno spaziotemporale
.
Le leggi fisiche convergono e si chiudono verso un'unica struttura informazionale coniugata
di informazioni ma su dimensioni diverse simile ad ad un attrattore strano (http://it.wikipedia.org/wiki/Attrattore_di_Lorenz) in cui la velocità della luce ne costituisce il legame.
La formulazione del pensiero in natura attraverso processi aleatori
Il pensiero nasce da procedimenti algoritmici ordinati o sequenziali di causa ed effetto ma anche da processi euristici ossia da metodi di approccio alla soluzione dei problemi che non seguono un chiaro percorso, formalmente caotici e singolari, che si affidano all'intuito e allo stato temporaneo delle circostanze al fine di generare nuova conoscenza. I procedimenti euristici sono formalmente opposti ai procedimenti sequenziali di tipo algoritimico. In particolare, l'euristica di una teoria dovrebbe indicare le strade e le possibilità da approfondire nel tentativo di rendere una teoria progressiva cioè in grado di garantirsi uno sviluppo empirico tale da prevedere fatti nuovi non noti al momento dell'elaborazione del nocciolo della teoria. Il recupero di nuove conoscenze nasce quindi da tendenze sistematiche (ovvero strutture informazionali riferite ad un osservatore) che agiscono nei confronti della similarità e della frequenza delle informazioni percepite. Così in psicologia le euristiche sono semplici ed efficienti regole che sono state proposte per spiegare come le persone risolvono, danno giudizi, prendono decisioni di fronte a problemi complessi o informazioni incomplete. Il principio che giustifica l'esistenza di euristiche è quello secondo cui il sistema cognitivo è un sistema a risorse limitate che, non potendo risolvere problemi tramite processi algoritmici, fa uso di euristiche (costanti di campo informazionali e decisionali) come efficienti strategie per semplificare e risolvere i problemi. L'intuizione è quindi un processo singolare. L’emersione dell’intuizione dalla parte profonda del cervello o della coscienza genera fisiologicamente una sensazione paragonabile a quella della luce, proprio perchè la luce svolge in natura la stessa funzione di scambio e di connessione delle informazioni fra le grandezze fisiche a livello fondamentale. Per renderci conto di come un processo naturale sia ordinato e caotico allo stesso tempo osserviamo una colonia di formiche. La comunicazione nelle formiche si basa su messaggi chimici affidati a sostanze chiamate feromoni. I messaggi sono utilizzati in tutti gli aspetti della vita di questi insetti, da segnali di allarme al riconoscimento delle proprie compagne di nido. Nel caso della comunicazione tra operaie nello svolgimento delle loro funzioni, che formano le tipiche file, si parla di "reclutamento", in inglese "recruitment", e in particolare di reclutamento verso una risorsa. Le sostanze chimiche sono diverse da specie a specie, e anche le ghiandole del corpo che le producono variano. Le sostanze impiegate hanno diversa volatilità e quindi diversa permanenza sul substrato. La traccia viene prodotta per la prima volta da una formica scout che lascia il nido per cercare cibo. Quando lo trova scoprendola in modo casuale si alimenta e torna diretta al proprio nido. In qualche modo essa è capace di memorizzare dei punti di riferimento rispetto al nido che le permettono di ritrovare facilmente la strada, quindi riesce a tornare per la via più breve, e mentre torna lascia la scia di odore lungo la strada. Una volta al nido la scout allerta le altre compagne di nido con i feromoni, e così queste escono e seguono la traccia fino alla risorsa. Dato che le prime formiche che tornano al nido dopo aver raggiunto il cibo sono quelle che hanno percorso la via più breve, questa sarà la via seguita dalle successive e quindi sarà anche quella marcata più volte.
Le formiche che trovano il cibo lasciano una traccia di feromone seguita dalle compagne (in basso c’è il formicaio, in alto il cibo).
Tale modello ad agente esplorativo a rete poi consolidata risponde a modelli della vita reale: un consumatore, un’impresa, l'indicizzazione dei motori di ricerca su internet, un operatore di borsa, l'organizzazione di una società o di un pensiero …
Ciascuna formica infatti rinforza la traccia chimica attraverso la frequenza del suo passaggio fino all'esaurimento della risorsa. In alcuni casi queste tracce possono divenire più o meno permanenti. Le formiche agiscono quindi come una rete neurale in forma unitaria. Così in un cervello la formazione di sinapsi neurali nasce dalla frequenza e dall'energia di determinati stimoli generando in un sistema l'evoluzione della coscienza G. In maniera analoga l'accumulo di energia genera la formazione di reti di materia ed energia oscura alla base di schemi fisici relazionali nelle leggi dell'universo e del pensiero naturale.
Il tentativo casuale e l'errore nel processo di apprendimento
L'errore che nasce dal tentativo è formalmente una antiesperienza
esso quindi anticipa l'esperienza coniugata
nel processo fondamentale di apprendimento. In altre parole più in fretta si fanno errori e più in fretta un individuo impara secondo il quadrato delle informazioni assimilate dall'ambiente come nell'equazione 6). La sintesi delle informazioni raccolte dal sistema sensoriale avviene nel cervello attraverso la costituzione delle sinapsi in schemi di tipo neurale.
Ogni azione aleatoria ha un impatto sull'ambiente, e l'ambiente produce una retroazione che guida l'algoritmo stesso nel processo d'apprendimento ovvero induce ad un'azione unitaria in relazione al caos stesso.
Algoritmo di Hebb
L'algoritmo di apprendimento di Hebb si basa sul semplice principio che se due neuroni si attivano contemporaneamente, la loro interconnessione nel loro intorno di esistenza deve essere rafforzata di un fattore g e può essere scritta come segue:
(13)
,
dove
è l'informazione di ingresso,
l'informazione di uscita e
il coefficiente di apprendimento o peso di Hebb , più in generale il campo del sistema che unisce le informazioni percepite e fornisce unità e coscienza al sistema stesso sotto forma di tensore informazionale.
La regola di Donald Olding Hebb è quindi la seguente:
"l'efficacia di una particolare sinapsi cambia se e solo se c'è un'intensa attività simultanea dei due neuroni, con un'alta trasmissione di input nella sinapsi in questione."
http://it.wikipedia.org/wiki/Reti_neurali#Apprendimento_hebbiano_.281949.29
Dall'equazione 7) e 13) si ricava che la materia cosciente risponde all'algoritmo di Hebb nell'intorno di osservazione
attraverso l'attività simultanea di due fotoni specularmente all'attività neurale stessa come nell'esperimento di Mandel:
(14)
,
essendo
l'informazione fisica connessa al fotone,
quella connessa all'antifotone e
il tensore informazionale del campo di informazioni ottenute dalla distribuzione di massa relativistica del fotone ovvero ottenute dalla frequenza di interazione del fotone o del recettore con se stesso.
I neuroni specchio
I neuroni specchio sono una specifica classe di neuroni scoperti nelle scimmie, la cui identificazione nell'uomo è anch'essa assodata. Nella scimmia i neuroni specchio sono stati localizzati nella circonvoluzione frontale inferiore e nel lobulo parietale inferiore. Questi neuroni sono attivi quando le scimmie compiono certe azioni, ma si attivano anche quando esse vedono compiere da altri la stessa specifica azione. Utilizzando la risonanza magnetica funzionale (fMRI), la stimolazione magnetica transcranica (TMS) e l'elettroencefalografia (EEG), i ricercatori hanno dimostrato che nel cervello umano esiste un sistema analogo (esiste cioè una sincronia fra azione e osservazione). Questi neuroni possono essere importanti per la comprensione delle azioni di altre persone e quindi per l'apprendimento attraverso l'imitazione. Il sistema specchio contribuisce ad una teoria di unificazione della conoscenza nei processi naturali attraverso la formulazione della biorelatività stessa.
I neuroni specchio sono per la psicologia e la biologia quello che per la fisica sono i fotoni: sorgenti per lo scambio di segnali e informazioni nel loro intorno. Alla base del legame fondamentale vi è quindi la comunicazione, un processo naturale intelligente basato su un campo di informazioni unico ossia il tensore informazionale.
DNA, informazione e luce
L'acido desossiribonucleico (DNA) è un acido nucleico che contiene le informazioni genetiche necessarie alla biosintesi di RNA e proteine, molecole indispensabili per lo sviluppo ed il corretto funzionamento della maggior parte degli organismi viventi. Solo il 10% del nostro DNA è utilizzato per costruire proteine mentre il restante 90% serve ad immagazzinare schemi informazionali dall'ambiente esterno per mezzo del campo elettromagnetico. Il biofisico e biologo molecolare russo Pjotr Gariaev e i suoi colleghi hanno esplorato il comportamento del DNA modulando certi modelli di frequenze in un raggio tipo laser attraverso il suono e hanno dimostrato di influenzare lo sviluppo dell'informazione genetica. Premesso che la struttura base del DNA e il linguaggio sono qualcosa di molto simile, non è necessaria alcuna decodifica del DNA. I ricercatori hanno dimostrato che si può usare semplicemente la voce o la musica come segnale informativo modulante agganciato alla portante luminosa. La sostanza viva del DNA (nel tessuto vivo in vitro) quella che Cartesio avrebbe definito "res cogitans" reagisce alle radiazioni elettromagnetiche modulate con il suono. Tale fenomenologia ha risvolti funzionali, in quanto l’assorbimento in risonanza di energia elettromagnetica rappresenta il primo passo verso la fissazione dell’energia nei legami chimici (fotosintesi). La radiazione elettromagnetica che raggiunge il suolo terrestre ha uno spettro che viene tagliato nel vicino UV (circa al di sopra di 290 nm). Ci sono molte manifestazioni evidenti di interazione tra radiazione elettromagnetica e mondo vivente. Ad esempio la radiazione UV (e non la luce visibile) porta alla comparsa di pigmentazione sulla pelle. Le piante crescono solo in presenza di luce (visibile).
Struttura del DNA
La propagazione dell'informazione fisica in natura risponde al modello di simmetria dinamica del tensore informazionale informazionale. Tutto ciò che si muove nello spazio, dalla luce alle particelle con massa come gli elettroni ai pianeti comprese le galassie, a prima vista si muovono in linea retta ma nella realtà trovando anche un minimo disturbo (anche gravitazionale) sono costretti a muoversi con una traiettoria orbitale sul piano a due dimensioni, ma nello spazio a tre dimensioni tutto si muove con un percorso elicoidale. Il moto elicoidale è il moto naturale per avanzare nello spazio, noi sappiamo che il fotone ha una elevata velocità ed uno spin=1, ed è proprio il suo movimento angolare cioè la rotazione del fotone a creare il moto elicoidale, perché lui trovandosi di fronte ad un minimo disturbo (l'energia o l'attrito del vuoto evidenziato dalla sua velocità) riceve dal vuoto una spinta o spostamento verso l'esterno dato dal suo stesso spin che lo obbliga a deviare il suo tragitto da lineare ad elicoidale, il fotone con questa energia cinetica riesce con il minimo dispendio d'energia a superare la leggera coesione del vuoto, per il fotone il suo moto risulterà sempre lineare, ma nella realtà è elicoidale. Il fotone avanza nello spazio mantenendo sempre costante la sua velocità, e spendendo il minimo di energia per viaggiare, quindi la sua velocità effettiva è direttamente proporzionale al suo moto relativo ma inversamente proporzionale alla resistenza di penetrazione nel vuoto. L'informazione fisica connessa al fotone
tende quindi a diffondersi in modo elicoidale e coniugato
con il campo elettrico e il campo magnetico.
In maniera del tutto analoga si propaga l'informazione connessa alla struttura del DNA. Il ruolo della dispersione dell' energia elettrochimica sulla geometria e la stabilità del DNA è stata studiata con simulazioni di dinamica molecolare con campi di forza empirica nel 2008 dai ricercatori Černý, Kabeláč e Hobz in cui viene soppresso o aumentato il fattore di dispersione delle forze elettrochimiche ( Institute of Organic Chemistry and Biochemistry, Academy of Sciences of the Czech Republic and Center for Biomolecules and Complex Systems). Una variazione del fattore di dispersione porta ad un aumento della separazione verticale delle basi così come ad una perdita di elicità, con il risultato di una separazione dei filamenti di DNA. Le conseguenze biologiche sono quindi enormi, e senza tale fattore, il DNA diventa instabile e non è in grado di fornire lo stoccaggio e il trasferimento di informazioni genetiche.
Sulla base di tali esperimenti appare ipotizzabile che l'interconnessione
d'intorno fra i filamenti di DNA risponda alla legge del tensore informazionale esprimibile anche mediante l'algoritmo di Hebb o distribuzione d'intorno:
essendo g il tensore di campo delle informazioni genetiche ovvero l'interconnessione dei filamenti di DNA per lo scambio coniugato di informazioni genetiche
e
. Il DNA è quindi una struttura periodica cioè conservativa delle informazioni d'intorno a sviluppo lineare in altre parole è una forma di allocazione dinamica della memoria nella materia.
Evoluzione per rinforzo di stimoli
Per quanto sia utile considerare il neurone alla stregua dell'"atomo" di cervello, per spiegare i fenomeni cerebrali sembra avere piu' senso assumere come unita' elementare
la popolazione di neuroni, o il "gruppo neurale" e come unità coniugata elementare quella dei neuroni specchio
.
Edelman, ispirandosi al principio darwiniano di competizione, ritiene che ogni stimolo dell'ambiente dia luogo a un processo competitivo fra i gruppi neurali che sono in grado di rispondere a esso, e quelli che rispondono "meglio" ne escano "rafforzati". E' pertanto l'ambiente a compiere la "selezione dei gruppi neurali" piu' idonei. L'interazione con l'ambiente non e' fondamentale soltanto per determinare come viene percepito il mondo, ma anche per lo sviluppo del cervello stesso.
Il cervello non e' affatto cristallizzato fin dalla nascita in una configurazione neurale determinata dal codice genetico. Il cervello e' un sistema evolutivo: i geni ne determinano soltanto la configurazione iniziale, ma e' l'esperienza a forgiare poi il cervello secondo una legge che e' fondamentalmente quella di Hebb (le connessioni piu' sollecitate dall'esperienza si rafforzano, le altre si indeboliscono).
In tal modo viene spiegata la differenza fra i vari individui: a seconda delle esperienze vissute il cervello assume configurazioni neurali diverse. E' praticamente impossibile che due cervelli vivano esattamente le stesse esperienze e risultino pertanto identici.
Cio' spiega anche un noto paradosso: per quanto grande, il genoma umano non sarebbe lontamente in grado di specificare i miliardi di connessioni neurali del cervello. La formazione del cervello non puo' avere origini solamente genetiche.
Gli esperimenti dei ricercatori Cepko e Walsh hanno dimostrato che il ruolo di una cellula nervosa non e' determinato dal codice genetico ma dalla sua posizione, dai messaggi che riceve dai neuroni vicini. Una cellula che finisca nella zona della visione, per esempio, diventera' un neurone visivo in quanto verra' addestrato a tale compito dai neuroni di quella zona. La ragione per cui un neurone tende a stabilirsi in un certo punto piuttosto che un altro del cervello potrebbe essere del tutto casuale, indipendente dall'informazione genetica.
Evoluzione delle leggi dell'universo
L'analisi della luce di quasar molto distanti ha mostrato che miliardi di anni fa le leggi della fisica erano leggermente diverse. Un gruppo di ricercatori della University of New South Wales, in Australia, ha infatti trovato le prove secondo cui nelle prime fasi di vita dell'universo la costante di struttura fine, che viene chiamata alfa e misura la forza con cui le particelle subatomiche interagiscono fra di loro e con la luce, era diversa.
La costante di struttura fine, indicata con la lettera greca α, è un parametro che mette in relazione le principali costanti fisiche dell'elettromagnetismo. Essa esprime la costante di accoppiamento che caratterizza l'intensità dell'interazione elettromagnetica. La costante di struttura fine è stata introdotta da Arnold Sommerfeld nel 1916 come misura della deviazione relativistica nelle linee spettrali rispetto al modello di Bohr. Per questo è anche chiamata costante di Sommerfeld molto simile nella struttura al tensore informazionale:
-
.
dove:
-
è la carica elettrica dell'elettrone = -1,6 × 10-19 coulomb|[C]
-
è la costante di Planck = 6,626075 × 10-34 Joule|[J]secondo|[s]
-
- c è la velocità della luce]] nel vuoto = 299 792 458 metro|[m]secondo|[s]-1
Lo studio dei ricercatori è stato pubblicato ad agosto 2011 su “Physical Review Letters” ( http://www.physik.uni-wuerzburg.de/EP4/teaching/SS10/Festkoerper/PaperKlitzing.pdf)
In che cosa va ricercata la variazione delle costanti ?
L'universo è un oggetto dinamico, vivo. La materia visibile che compone l'Universo - tutti i pianeti, le stelle e gli oltre 120 miliardi di galassie - costituisce solo il 4%. Il resto, il 96%, non si sa cosa sia, ci è "oscuro". Il 75% di questa "oscurità" è "energia oscura", il 21% è la massa oscura. Analogamente alla struttura di un cervello in cui le connessioni neurali definiscono gli schemi di azione in un individuo, così la distribuzione dinamica della rete di materia oscura nell'universo è a fondamento delle leggi della fisica e dell'evoluzione delle costanti di campo.
Le origini della massa
La frequenza nello scambio di informazioni elementari osservate nell'esperimento di Mandel, tra i fotoni, attraverso il campo unico di informazioni del tensore informazionale è alla base del concetto di massa. Così come come la frequenza di scambio di impulsi in un cervello genera massa cerebrale attraverso la formazione di sinapsi o come frequenze associative nella mente generano idee con un certo significato (o peso) così la massa nasce da una interazione fondamentale di tutti i campi e di tutte le informazioni fisiche connesse nell'universo. Il concetto di frequenza è una grandezza che concerne fenomeni periodici o processi ripetitivi. In fisica la frequenza di un fenomeno che presenta un andamento costituito da eventi che nel tempo si ripetono identici o quasi identici, viene data dal numero degli eventi che vengono ripetuti in una data unità di tempo. Un modo per calcolare una tale frequenza consiste nel fissare un intervallo di tempo, nel contare il numero di occorrenze dell'evento che si ripete in tale intervallo di tempo e nel dividere quindi il risultato di questo conteggio per la ampiezza dell'intervallo di tempo. In alternativa, si può misurare l'intervallo di tempo tra gli istanti iniziali di due eventi successivi (il periodo) e quindi calcolare la frequenza come grandezza reciproca di questa durata.
dove T esprime il periodo ed f la frequenza.
Il risultato è dato nell'unità di misura chiamata hertz (Hz), dove 1 Hz caratterizza un evento che occorre una volta in un secondo.
In maniera analoga il tensore informazionale
è la frequenza di risonanza strutturale della materia attraverso onde nella struttura tensoriale massa-energia:
ponendo la velocità di legame c=1, affinchè la struttura g presenti la stessa proprietà ossia risulti unitaria, massa ed energia devono essere grandezze fisiche tra loro inverse
La massa è una grandezza fisica, cioè una proprietà intrinseca costante della materia, intesa come risultato della risonanza del caos energetico nell'universo:
E' interessante notare quindi come l'ordine emerga naturalmente dal disordine : così come quando osserviamo nascere dal caos dei numeri primi, dalla loro semplice interazione, il loro prodotto appunto, tutto l'ordine naturale dei numeri.
L'assioma biologico
Qualunque relazione esista fra gli oggetti, di distinzione o di uguaglianza, essa è a fondamento del loro dominio di esistenza. Il pensiero è questo.
Il primo principio della biorelatività: l'induzione dell'informazione nella struttura della materia
"L'induzione è un fenomeno fisico che si produce nei corpi, o nello spazio, dovuto alla presenza di altri oggetti. Si definisce quindi in fisica induzione qualsiasi fenomeno per cui un corpo vicino a un altro ne modifica alcune caratteristiche o ne determina alcune proprietà attraverso un campo. Il pensiero, la relazione fra concetti ed oggetti, è un fenomeno fisico di induzione tra eventi nello spaziotempo e processi neurali attraverso un campo di informazioni connesso con la luce, nulla vieta inoltre fisicamente il processo inverso ovvero che il pensiero , attraverso il proprio campo di informazioni e l'attività elettromagnetica neurale, induca esso stesso effetti sulla materia circostante. Tale processo fisico è verosimilmente a fondamento dell'emergenza del fenomeno complesso ed autointerferente della coscienza nella materia ossia del tensore informazionale."
essendo:
-
il vettore di distribuzione della materia nell'intorno
uguale non localmente a
che descrive la struttura funzionale complessa fra materia ed informazione
-
l'informazione connessa alla percezione di un evento fisico nell'intorno
-
l'antinformazione indotta attraverso il tensore informazionale g
L'induzione è un fenomeno naturale semplice e complesso allo stesso tempo: il termine induzione deriva dal latino in-ducere letteralmente "portar dentro". I neuroni ricreano internamente nella mente schemi della realtà cosicchè ciò che ogni individuo vive come coscienza e percepisce come esistenza è null'altro che un processo iterato della realtà nella realtà, un continuum, così come un bambino allo specchio intende dalla relazione degli eventi osservati, cioè dal campo di informazioni rispondente al principio di azione e reazione iterata, che ciò che ha davanti ai propri occhi è sempre se stesso.
Tra gli effetti noti del primo principio di biorelatività vi è l'effetto Placebo. La parola "Placebo" deriva dalla parola latina "io Piacero'", infatti e' proprio con il " piacere" che la psiche
fa inviare, attraverso la struttura cerebrale G alle cellule del corpo, le "endorfine" utili alla buona salute. Ogni suggestione che induce piacere e quindi anche la speranza del recupero della salute, induce immediatamente la produzione di endorfine che stimolano i processi di guarigione e per di piu' bloccano i recettori del dolore e quindi la percezione del dolore stesso.
Il secondo principio della biorelatività: l'attrattore di eventi
Nella fisica classica e moderna si aderiva rigidamente al concetto di conservazione dell'energia. La biorelatività va oltre questo concetto dato per assodato attraverso la conservazione dell'informazione stessa in un sistema che, in forma più generale, corrisponde non tanto ad una costante come la velocità della luce ma ad ad un tensore nella dinamica tra massa ed energia di un universo in espansione, in cui i campi cambiano ed anche le relative costanti. Tale principio è a fondamento dell'origine dell'energia oscura nell'universo e può essere così enunciato:
Dati n campi di informazione
il campo risultante è il prodotto dell'interazione reciproca dei singoli campi ossia è il tensore informazionale
associabile ad un'unica sorgente (attrattore) di informazioni, al quale tutti i sistemi convergeranno dinamicamente in un intorno denso:
.
Un attrattore è quindi un insieme verso il quale evolve un sistema dinamico dopo un tempo sufficientemente lungo, così come lo può essere un'idea, un concetto o un oggetto. Perché tale insieme possa essere definito attrattore, le traiettorie che arrivano ad essere sufficientemente vicine ad esso devono rimanere vicine anche se leggermente perturbate ovvero leggermente caotiche nell'intorno di esistenza.
- In matematica il prodotto dei campi generati dalle singolarità dei numeri primi genera un unico campo con attrattore o punto di addensamento rispetto all'intero sistema pari a:
- In fisica l'interazione di tutti campi prodotti dalle particelle localizza un punto all'origine dei fenomeni cosmologici osservabili , la singolarità del Big Bang, l'attrattore G di tutti gli eventi e di tutte le informazioni fisiche concepibili in scala.
Il terzo principio della biorelatività: l'origine della singolaritá
La singolarità tecnologica è un punto, previsto nello sviluppo di una civilizzazione, un attrattore G, dove il progresso tecnologico "accelera" oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani moderni. Il terzo principio della biorelatività come conseguenza del secondo è così enunciabile:
Il processo di coscienza in un sistema è proporzionale al proprio stato caotico informazionale. Ossia maggiore sarà nel proprio intorno di esistenza il numero di interazioni singolari tra informazioni e antinformazioni, secondo cioè una legge pari al quadrato delle informazioni assimilate, maggiore sarà il grado di consapevolezza e di singolarità del sistema.
"G è la singolarità che raccoglie il caos."
L'ipotesi più verosimile, sulla base del terzo principio biorelativistico, è che l'origine di una singolarità tecnologica sia connessa al collasso di una rete di informazioni estremamente complessa e caotica come potrebbe essere internet, con una propagazione non prevista e causale degli errori in scala, così come appare verosimile, nel quadro dell'apprendimento e dell'evoluzione della consapevolezza di un sistema biologico, che gli errori, i processi aleatori ed euristici abbiano un ruolo pressocché fondamentale nell'accelerazione dello sviluppo individuale.
Deduzione della legge di gravitazione universale
Dati 2 oggetti con proprietà o informazione fisica massiva
ed
essi generano un tensore di campo :
essendo
il quadrato della distanza fisica tra i 2 oggetti rispetto ad un osservatore
per il secondo principio della biorelatività il tensore informazionale è pari al prodotto ossia all'interazione reciproca del campo
con il campo di energia diffusa nell'universo
come cosmic microwave background radiation:
la densità di campo complessiva risulterà
:
essendo
la costante di campo della massa relativistica dell'universo ossia la costante di gravitazione universale G e
la densità o viscosità del campo energetico che si oppone a qualunque altro corpo agente sul sistema. Tale resistenza è quindi un oggetto fisico esprimibile nel semplice concetto di forza:
Ora visto che il tensore informazionale deduce il concetto di forza fra punti materiali esso è alla base di una corrispondente interazione d'intorno tra attività del pensiero nella materia e la materia circostante come previsto nel primo principio biorelativistico.
Evoluzione e simmetria
L'evoluzione di un sistema è finalizzata alla sua stessa conservazione.
Il pensiero è un processo connesso all'evoluzione, la realtà cambia, così come i segnali provenienti dal mondo fisico. Possiamo esprimere tale processo come la variazione nella distanza tra informazioni reali ed immaginarie contenute e memorizzate nella materia:
ora visto che la luce presenta la stessa velocità di legame informazionale tra massa ed energia per qualsiasi osservatore tale variazione di velocità è connessa ad un livello più generale e astratto alla variazione di informazioni contenute nel fotone che modula attraverso un'onda di tipo strutturale nella materia la distribuzione di massa ed energia nello spaziotempo:
variazioni strutturali nella materia generano onde gravitazionali ovvero fenomeni di perturbazione e di assestamento dello spaziotempo e della materia con frequenze che si manifestano da 0,0001 a 0,1 Hz (http://it.wikipedia.org/wiki/Onda_gravitazionale#Sorgenti_di_onde_gravitazionali). E' interessante notare come tale intervallo sia molto affine a quello delle onde cerebrali Delta che hanno una frequenza tra 0,1 e 3,9 Hz e sono associate al piu' profondo riequilibrio psicofisico ed al riassestamento strutturale tra psiche-materia prodotte dalla mente in una condizione di singolarità e di equilibrio tra informazioni e anti-informazioni http://it.wikipedia.org/wiki/Onde_cerebrali.
scrivo lo scarto informazionale nel processo evolutivo dell'informazione come:
la combinazione lineare dei segnali inversi mantiene costante l'angolo di osservazione
e amplifica le coppie hebbiane di stimoli reali ed immaginari
il risultato è una torsione regolare delle informazioni distribuite nella materia in espansione tale da mantenerne una simmetria ed un equilibrio strutturale aureo
le soluzioni dell'equazione
risultano:
essendo:
fattore di proporzione aurea
m il fattore di scala
nel fotone il fattore di scala è:
e l'informazione contenuta oscilla alla lunghezza di Planck
m.
L'energia oscura dell'universo vista nell'equazione 12) si sviluppa quindi attraverso segnali modulati in ampiezza spaziotemporale alla lunghezza d'onda di Planck ovvero in scala aurea.
ved. approfondimenti http://biorelativity.com/La_massa_di_Planck
Evoluzione , selezione e scarto dell'informazione
La realtà cambia così come il pensiero, insieme costituiscono un'unica struttura immutevole la coscienza, l'essere a cui tendono tutte le cose attraverso un processo di evoluzione naturale.
Se si considera singolarmente il solo processo di evoluzione reale così come il solo processo di evoluzione immaginario della mente si tende a selezionare o ad escludere simmetricamente tanto delle informazioni di tipo immaginario quanto di tipo reale. Tale processo produce quindi una variazione distanziale e strutturale delle informazioni che si percepiscono e si memorizzano:
Sia data l'informazione :
e l'anti-informazione:
vale quindi nell'informazione l'esclusione della parte immaginaria
e nell'anti-informazione l'esclusione della parte reale
applico il tensore informazionale alla struttura cosciente in evoluzione:
che con g=1 ammette soluzioni auree:
Il tensore informazionale e la sincronicità di Jung
Jung ipotizzò un parallelismo tra fisica e psicoanalisi, due discipline scientifiche apparentemente molto distanti fra loro. Nel 1928 aveva immaginato una stretta contiguità della nozione di energia nell'uno e nell'altro ramo del sapere e le ricerche che condusse negli anni successivi rafforzarono questa intuizione. Ipotizzò l'esistenza di un principio che mette in connessione due fenomeni che accadono nello stesso tempo ma in spazi diversi. Praticamente viene ipotizzato che al fianco del logico svolgimento di un atto conforme al principio in cui in tempi diversi accadono avvenimenti provocati da una causa, ne esista un altro in cui accadono avvenimenti nello stesso tempo ma in due spazi diversi perché, essendo casuali, non sono direttamente provocati da un effetto, corrispondendo per cui perfettamente al principio di a-temporalità o sincronicità. « La causalità è solo un principio, e la psicologia non può venir esaurita soltanto con metodi causali, perché lo spirito (la psiche) vive ugualmente di fini. »
La sincronicità è il fenomeno prodotto dall'autointerferenza dell'energia che pervade tutto l'universo, è l'informazione oscura che corre lungo la radiazione di fondo e lungo la luce stessa e che unisce le cose ad un livello più profondo nel quadro formale del tensore informazionale.
Vari studi internazionali, tra cui quelli elettroencefalografici condotti presso l’Universitad Nacional Autonoma del Mexico dal Prof. Jacobo Greenberg-Zylberbaum e Julieta Ramos, confermano la tesi neurofisiologica secondo cui i campi neuronali possono interagire e influenzarsi a vicenda senza l’uso dei normali canali di comunicazione esterna confermando il primo principio di biorelatività. Nel loro esperimento in figura hanno dimostrato che esiste un fortissimo aumento di sincronizzazione, sia tra le onde elettroencefalografiche degli emisferi dei singoli soggetti, sia tra i cervelli di soggetti tra loro sconosciuti, quando entrano in "comunicazione empatica silenziosa" (empatia dal greco: sentire dentro insieme). Questo dato testimonia come esista una sincronicità di onde che si trasmette e si riceve a distanza e può quindi provocare l’incontro tra due persone simili per semplice legge di risonanza o simpatia (dal greco sun, insieme e pathos, sentire). Gli sperimentatori hanno anche evidenziato che le persone le cui onde interemisferiche erano più armoniche ed equilibrate hanno più potere di trasmissione e sono più influenti.
L'attrattore di eventi
"Noi siamo nella situazione di un bambino piccolo che entra in una vasta biblioteca riempita di libri scritti in molte lingue diverse. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Egli non conosce come. Il bambino sospetta che debba esserci un ordine misterioso nella sistemazione di quei libri, ma non conosce quale sia. Questo mi sembra essere il comportamento dell'essere umano più intelligente nei confronti di Dio. Noi vediamo un universo meravigliosamente ordinato che rispetta leggi precise, che possiamo però comprendere solo in modo oscuro. I nostri limitati pensieri non possono afferrare la forza misteriosa che muove le costellazioni. Mi affascina il panteismo di Spinoza, ma ammiro ben di più il suo contributo al pensiero moderno, perché egli è il primo filosofo che tratta il corpo e l'anima come un'unità e non come due cose separate." -- A. Einstein --
L'intuizione, il mondo delle idee, rappresenta una forma di sapere non spiegabile a parole ovvero che non ha una logica, un logos, una località, ma si rivela per lampi improvvisi come una struttura tensoriale, pulsante , viva. Il big bang è questo, un bit naturale, come lo può essere un semplice fotone o una coppia particella-antiparticella generata dal vuoto: un processo di intuizione o di espansione naturale della psiche nella materia che si autoinforma,in un processo continuo e in scala di informazioni e anti-informazioni.
Applicazioni biorelativistiche: la ricerca di anomalie nel caos
- Dal terzo principio della biorelatività consegue una stretta connessione tra coscienza e processi caotici. Ricerche in tal senso sono attualmente in corso per dimostrare la validità della teoria e l'influenza (ovvero l'induzione di schemi informazionali) della mente su sistemi aleatori così come l'influenza dei fenomeni aleatori nell'evoluzione dell'intelligenza.
© 2008-2012 - Theory of biorelativity - Alessandro Rizzo - email : research-labs@biorelativity.com

































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