Il 24 marzo 1951 una studentessa di un college californiano scrisse a Einstein a Princeton, chiedendogli se si ricordava di aver inaugurato il piccolo osservatorio nella sua città; volle anche un suo consiglio. Da molto tempo ormai s’interessava di astronomia e desiderava esercitare quella professione dopo aver conseguito la laurea. Ma due suoi professori le avevano detto che vi erano già troppi astronomi e che in ogni caso lei non era abbastanza abile per aver successo in quel campo. Confessando che in matematica non era molto brillante, gli domandava se a questo punto le conveniva continuare i suoi studi o invece ripiegare su altri a lei piú adeguati. Einstein rispose, in inglese:
«La scienza è una cosa meravigliosa quando non serve a guadagnarsi il pane quotidiano. È meglio guadagnarsi da vivere con un lavoro che si ha la certezza di poter fare. Solo quando non bisogna rendere conto delle nostre attività a nessuno, si può provare vero piacere e soddisfazione nella ricerca scientifica.»
Può sembrare che questo consiglio fosse formulato appositamente per una studentessa di cui Einstein conosceva ben poco; egli tuttavia lo considerava fondamentale e valido in ogni circostanza. Conosceva bene la fatica di dover sempre sfornare idee nuove. Durante una conversazione a Berlino, si paragonò a una gallina costretta a deporre uova in continuazione. Insisteva nel dire che l’aspirante scienziato o studioso doveva guadagnarsi da vivere facendo un mestiere poco impegnativo, come quello del calzolaio, evitando di trovarsi nella situazione di dover «pubblicare o morire», guastando il piacere del lavoro creativo e presentando spesso risultati superficiali. Einstein spesso rievocava con piacere nostalgico i tempi in cui, impiegato dell’Ufficio brevetti di Berna, aveva elaborato le sue teorie piú importanti.









